L’Iran aspira ad essere una democrazia ma l’alta affluenza alle urne, spesso esibita dalle autorità di Teheran, non è prova sufficiente: a una vera democrazia servono libertà di stampa, un dibattito politico con contraddittorio e qualche filtro in meno nella selezione dei candidati alle elezioni. Ma, soprattutto, una vera democrazia non può permettersi di condannare a morte chi organizza e partecipa alle manifestazioni di protesta com’è invece accaduto a Teheran….
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La posizione che deve assumere una donna di fede islamica all’interno della società è ambigua, così come i modi di intendere taluni dettami del Corano.
Sarebbe sbagliato tanto attaccare Ahmadinejad quanto isolare Teheran. A pagarne il prezzo sarebbe solo la società civile. E se facessimo invece un esame di coscienza?
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La notizia della centrale nucleare iraniana, completata dopo ben 34 anni, ha il sapore della sfida e dimostra il fallimento della politica del bastone e della carota dell’ amministrazione di George W. Bush. Gli ingegneri iraniani e russi hanno iniziato i test al reattore nucleare di Bushehr e ne avranno per altri 4-7 mesi. Ma ormai il dado è tratto e la Repubblica islamica può vantare un impianto da 1.000 megawatt per risollevare il morale di una popolazione segnata dal crollo del prezzo del barile e da una grave crisi economica.
10 febbraio sarà una data importante sia per Israele sia per l’Iran: i cittadini dello Stato ebraico andranno alle urne per eleggere il nuovo premier e quello stesso giorno, che nel calendario persiano corrisponde al 22 di Bahman, i sostenitori della Repubblica islamica celebreranno il trentesimo anniversario della rivoluzione che consentì di cacciare lo scià Reza Pahlavi, da molti considerato una pedina degli americani in Medio Oriente.
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